Appena arrivati in città, dalla parte della circonvallazione di fronte alla stazione ferroviaria, si trova il formidabile paramento delle Mura – il monumento per eccellenza della civiltà lucchese – un apparato difensivo di straordinarie proporzioni mai utilizzato per fini bellici e adesso reso ancor più famigliare e domestico dalla sua fruibilità di parco urbano.
Un alto senso di dignità e decoro civile viene suggerito a chi si immette nel viottolo che si inoltra sui prati verso l’orecchio del Baluardo di San Colombano mentre, sopra le cortine in laterizio, lo stacco delle imponenti alberature, oltre a quello – più in alto – della torre della Cattedrale e della bella cupola del Battistero, chiude il quadro con serenità, senza la superbia e l’arroganza delle cittadelle militari.
Si entra così nel corpo del baluardo e si risale attraverso la rampa della sortita dei cavalleggeri (destinata appunto alle uscite improvvise sul campo di battaglia da parte della cavalleria) fino alla piattaforma dalla cannoniera dai cui pertugi l’artiglieria – protetta dall’ansa del bastione – avrebbe dovuto spazzare gli spalti esterni dalle incursioni dell’ipotetico aggressore.
Salendo ancora per una scaletta si esce sul magnifico boulevard pensile che – unico al mondo – le Mura di Lucca hanno accolto sulla sommità del terrapieno difensivo, trasformando così l’antica macchina bellica nel più singolare parco di cui possa dotarsi una città.
Questa “promenade” straordinaria si chiude ad anello su tutto il perimetro (poco più di quattro chilometri) ed è percorribile a piedi o in bicicletta per tutta la sua estensione, offrendo eccezionali vedute verso l’interno della città o in direzione del fiume e delle colline.
Le alberature secolari che impressionarono in passato illustri viaggiatori e la dovizia di verde costituiscono un invito al passeggio e alla contemplazione, anche se oggi purtroppo molti alberi sono stati abbattuti in quanto malati e nuovi sono piantati.
Vale la pena incamminarsi sotto l’ampia galleria frondosa in direzione ovest, percorrendo la cosiddetta “passeggiata buona” e passando sotto la loggia interna dell’antica Porta S. Pietro (una delle tre originali della cerchia cinquecentesca), e quindi raggiungere il successivo Baluardo di S. Maria, dove risalta la bella fabbrica neoclassica dell’Antico Caffè delle Mura.
Edificato nel 1840 per dare seguito al progetto del parco delle Mura voluto dai Borboni, signori del Ducato di Lucca dall’epoca della restaurazione fino al Regno d’Italia, questo luogo costituisce un importante elemento di riferimento nei percorsi lungo l’anello arborato e, dalla città sottostante, un traguardo ormai storico del passeggio che, nelle belle stagioni, conduceva i lucchesi dalle solenni piazze del centro al ristoro del verde sulla promenade pensile.

Di qui conviene scendere verso la città antica, lungo via Vittorio Veneto e, dopo aver incrociato corso Garibaldi, procedere per Piazza Napoleone, la più grande di Lucca, che fu ricavata da una cospicua demolizione che i Baciocchi realizzarono per dare respiro all’imponente mole del Palazzo Ducale e per creare il nuovo baricentro della città.
Il luogo dove sorge il palazzo fu sede di un’antica fortezza – poi demolita – costruita su progetto di Giotto. Questo edificio è sempre stato dimora del governo sotto ogni regime e ad esso lavorarono, in più fasi ed epoche diverse, illustri personalità dell’architettura: da Bartolomeo Ammannati, nel tardo Cinquecento, fino al neoclassico Lorenzo Nottolini, architetto della Corte Borbonica.
Il visitatore deve entrare almeno nel primo dei cortili, quello cosiddetto “degli Svizzeri”, per ammirare il grande portico cinquecentesco e poi tentare, con buona fortuna se vi è in corso una cerimonia pubblica (il Palazzo è sede dell’Amministrazione Provinciale e della Prefettura), di salire lungo lo scalone d’onore realizzato dal Nottolini fino alle sale di rappresentanza dei piani superiori.
Qui si trovano la sala degli Svizzeri, la loggia dell’Ammannati, il salone dell’Ademollo e la sala di Maria Luisa.
Nella prima si può ammirare un’opera d’arte che è anche un raro e prezioso documento: il gigantesco ritratto – attribuito al fiammingo Franz Pourbus – di una di quelle famiglie lucchesi, i Buonvisi, che hanno fatto la storia della città, accumulando con la mercatura una straordinaria ricchezza di sostanze e di civiltà.
Tornati sulla Piazza Napoleone, in mezzo alla quale campeggia la statua di Maria Luisa di Borbone – opera di Lorenzo Bartolini – si prosegue per via Vittorio Veneto verso nord: il tessuto urbano lucchese comincia a serrare i suoi ranghi sull’antico impianto medievale che di quando in quando fa la sua improvvisa comparsa.
A pochi metri, sulla destra, un vicolo angusto, via Pescheria, merita una deviazione per recarsi appunto al sito dell’antica pescheria – Corte del Pesce – dove nel secondo cortile si trova una bella, suggestiva facciata di casa trecentesca, ancora ben conservata nel suo assetto figurativo.
Di nuovo in via Vittorio Veneto ci si dirige verso Piazza S. Michele, fiancheggiando sulla destra il Palazzo del Potestà, l’edificio civile più rilevante di epoca rinascimentale di Lucca, ma lo spettacolo offerto dalla dilatazione dello spazio dell’antico centro della città intorno alla Chiesa di San Michele – specie se colto nel crepuscolo estivo o alla luce della morbida illuminazione notturna – costituisce l’emozione più forte e profonda che si possa percepire all’interno delle Mura.
Qui il campionario di stratificazioni architettoniche, dal Medioevo ai remakes del primo Novecento, è assai ampio e riccamente figurato, ma su tutto domina il genius loci urbanistico dell’antico foro romano (cui la piazza corrisponde) con una forte permanenza ordinatrice e gerarchica rimarcata dalla presenza dell’eccezionale monumento della Chiesa di San Michele che è una singolare testimonianza dei rapporti di analogia e contrasti con l’architettura romanica pisana; oltre ad osservarne con attenzione la preziosa facciata non va tralasciata la visita dell’interno.
Da Piazza S. Michele, detta anche Piazza delle Catene in virtù dell’elegante recinto di colonnini collegati da catene in ferro che la circonda, partono numerose strade che divengono altrettanti percorsi attraverso la città.
Nella vicina via Poggio (che si apre sul lato ovest della piazza) si trova la Casa natale di Giacomo Puccini dove il compositore vide la luce nel 1858.
Sul lato nord della piazza, nascosta dall’abside della Chiesa, c’è via 5. Lucia che introduce, con le sue vecchie botteghe, al suggestivo mondo della tradizione commerciale lucchese – ben diffuso in tutta la città antica – con il garbo non convenzionale dei negozianti, i vecchi arredi, le eleganti ve trine, le merci insolite e spesso preziose.
Da qui si muove verso via Fillungo, la via nobile per eccellenza e deputata al corso, che si spinge verso est rasentando la stupenda Piazza dell’Anfiteatro oppure si può andare verso via S. Paolino ad ovest, sul tracciato dell’antico decumano, per ritrovare, in fondo, di nuovo le Mura, traguardo fisso di ogni percorso urbano.
Si possono raggiungere facilmente diversi rinomati ristoranti e numerose trattorie non meno allettanti, magari sconosciute alle guide, dove regna incontrastata la semplice e saporita cucina lucchese.

Si può proseguire l’itinerario prendendo la direzione est per via Roma, una strada cui fanno da quinta case medievali e palazzi cinquecenteschi.
Sulla destra, infatti, all’angolo con la via omonima, si staglia la mole di Palazzo Cenami, già degli Arnolfini – gli stessi del celeberrimo ritratto del Van Eyck alla National Gallery di Londra – famiglia lucchese accreditata nel mondo dell’esercizio della mercatura.
L’edificio, di belle forme cinquecentesche fiorentineggianti, è disposto ad angolo acuto sull’incrocio delle due vie e dalla sua posizione traggono risalto il cospicuo paramento in pietra grigia con il forte bugnato e le tipiche “panche di via”, dove spesso sosta la gente in conversazione.
Continuando verso est si giunge alla Piazza Bernardini dove sorge, sulla sinistra, l’omonimo Palazzo Bernardini (adesso sede dell’Associazione Industriali) costruito da Martino Bernardini nei primi anni del Cinquecento. I suoi moduli sono ancora d’ispirazione quattrocentesca fiorentina, specialmente nella sobria formulazione dello spazio del cortile interno porticato.
Sulla facciata, la prima finestra del piano terra a sinistra del portone presenta l’impennata in pietra dello stipite bizzarramente inarcata e sostenuta da una staffa in ferro. La leggenda vuole che essa sia stata “magata” dal “linchetto”, una sorta di poltergeist della tradizione popolare lucchese, che non voleva fosse fissata al suo posto affinché l’opera del palazzo non potesse mai dirsi conclusa.
Sulla destra vi sono i due Palazzi Balbani costruiti nel Cinquecento riunendo e ristrutturando le case trecentesche, come spesso è accaduto a Lucca. Anche i Balbani ebbero un ruolo di primo piano nell’attività sui mercati esteri (Lione, Bruges, Anversa, Venezia e Palermo) e aderirono con molte altre famiglie di notabili lucchesi – i Burlamacchi, i Diodati, i Micheli, i Turrettini – alla Riforma protestante che alitava nell’Europa settentrionale e per questo furono duramente perseguitati e colpiti con severe condanne e con l’esilio.
Sulla destra di Piazza Bernardini, nell’angolo un po’ fuor di vista a sud-ovest, si è invitati ad introdursi sotto l’arco di via del Gallo ed entrare nel piccolo e discreto mondo delle botteghe antiquarie lucchesi per giungere fino a via del Battistero dove si trovano, insieme ai negozi dei mercanti d’arte, gli artigiani corniciai, i restauratori, i legatori, gli stampatori: un piccolo universo in cui non è raro ammirare begli esemplari di mobili lucchesi neoclassici, suppellettili e dipinti di grande finezza e antiche stampe, e che si anima di grande fermento in occasione degli appuntamenti mensili (terzo sabato e domenica di ogni mese) con il Mercatino dell’Antiquariato.
Due giorni in cui i banchi dilagano nelle vie e piazze circostanti e il pubblico giunge da tutta Italia per ammirare, valutare e acquistare gli oggetti, e a volte le opere d’arte esposte.

Tornando verso ovest, in cima a via del Battistero si gira a sinistra e si costeggia per un breve tratto a destra il bel muro di Palazzo Gigli (oggi sede della Cassa di Risparmio di Lucca – BPM ); poco dopo si giunge in Piazza San Giovanni, piccola anticamera della sontuosa Piazza del Duomo.
Qui campeggia il prospetto della Chiesa dei SS. Giovanni e Reparata, di recente restituita alla visita del pubblico dopo una laboriosa fase di ricerche archeologiche e di restauri.
L’edificio, con l’annesso Battistero, si è rivelato un ricco repertorio di testimonianze: dall’epoca romana repubblicana (una domos) ed imperiale (un complesso termale), attraverso la basilica episcopale paleocristiana e la successione delle tre epoche altomedievali, fino alla ricostruzione parziale della prima metà del Quattrocento.
Sono da segnalare l’ottima lettura di queste stratificazioni ottenuta con i recenti lavori di restauro e l’apprezzamento delle successive sistemazioni del Battistero con la visione dell’interno della superba cupola ogivale. Oggi sede di concerti di musica classica ed opera.
Dopo aver ammirato il bel giardino pensile sul lato destro della Chiesa di S Giovanni il visitatore viene richiamato dallo scorcio della successiva Piazza del Duomo, in cui domina la Cattedrale, intitolata a San Martino.
La Chiesa, davvero maestosa nello spazio pur ampio della piazza, concentra, sul suo atrio zoppo (dei tre fornici l’ultimo a destra è sensibilmente più piccolo) e sulle fantasiose teorie dei colonnini nella parte superiore della facciata, tutta l’attenzione.
Essa è il simbolo del profondo culto del cristianesimo da sempre presente ed operante nella comunità lucchese e lo esprime con tutta l’augusta semplicità di un’architettura cui hanno contribuito i comacini (maestri costruttori di cattedrali) di Guidetto da Como.
Questa chiesa è un universo di testimonianze artistiche: da quelle della fede (la Cappella di Matteo Civitali dove si venera il Volto Santo, il crocifisso ligneo approdato a Lucca in circostanze leggendarie) a quelle della devozione coniugale (lo stupendo monumento funebre di Ilaria del Carretto, la giovane moglie del signore di Lucca – Paolo Guinigi – eseguito da Jacopo della Quercia).
Il suo solenne interno gotico si ripropone a quanti – credenti o meno – ricercano nell’architettura un’elevata sensazione di conforto spirituale.
Per integrare ed ampliare questa visita occorre recarsi nel vicino Museo della Cattedrale, recentemente istituito con una concezione museale assai moderna ed architettonicamente rilevante.
Qui sono stati riuniti ed esposti, tra l’altro, tesori d’oreficeria quali il prezioso addobbo del Volto Santo, la Croce fiorita detta “dei Pisani” di manifattura gotica e il cofanetto – un pezzo unico – in rame dorato e smalti riccamente figurati, opera di Limoges del secolo XIII.
La Piazza San Martino riserva però altre meraviglie, come il bel complesso del Palazzo Bernardi, poi Micheletti, edificato verso la seconda metà del Cinquecento su disegno di Bartolomeo Ammannati. Di dimensioni contenute, l’edificio si accompagna ad un bel giardino circondato da un muro di cinta da cui emergono le masse cospicue delle alberature. Su di esso – alla moda lucchese – si aprono un portale e due finestre che lasciano intravedere la vegetazione interna, mentre la sua superficie esterna è un elemento di alta risonanza spaziale che diversifica e arricchisce lo schema monumentale della piazza.
Sul fianco destro della Cattedrale la porzione di piazza è detta Piazza Antelminelli perché realizzata dalla demolizione forzosa delle case della famiglia omonima. Al centro di essa risalta il geniale inserimento della rotonda vasca neoclassica realizzata dal Nottolini, esemplare di quella dissonanza armonica con cui amava misurarsi il grande architetto lucchese.
Sul lato sinistro, davanti alla Cattedrale, si trova la Casa dell’Opera del Duomo (ora sede della Banca del Monte di Lucca e dall’anno 1517 del Monte di Pietà). Tipico esempio di casa lucchese, fu realizzata alla fine del Duecento. Tuttora se ne possono apprezzare le grandi arcate del pianterreno, originariamente aperte, e le ariose trifore ai piani superiori.
Fiancheggiando il lato destro e procedendo verso la parte absidale della chiesa si può osservare la facciata del Palazzo Arcivescovile prospiciente su un grande prato che ci riporta al tema del parco delle Mura e ci fa ritrovare verso destra il Baluardo di San Regolo.

Il percorso aereo che rimanda ai mitici giardini babilonesi e all’utopia rinascimentale della città su più livelli si giustappone alle suggestioni del percorso sotterraneo, occulto e perscrutabile solo a tratti che evoca le antiche strategie di difesa dove la guerra e la pace si materializzano nel continuo rapporto tra le tenebre e la luce, tra l’interno e l’esterno del recinto fortificato. Il parco delle mura è un condensato di frammenti, di memorie, di testimonianze della vita militare e civile insieme; la stratificazione delle cinte medievali e rinascimentali visibili su alcuni bastioni, la casa del Boia, le porte e le casermette (oggi adibite a funzioni culturali quali Centro Internazionale per lo Studio delle Cerchia Urbane, emeroteca, biblioteca per i ragazzi, mostre, incontri, stage) l’Antico Caffè delle Mura realizzato nel XIX secolo, quando i Borboni vollero qualificare la vocazione ludica e ricreativa del parco, l’Orto botanico, fondato nel 1820 nell’area del baluardo di San Regolo dove anticamente, nei momenti di pace, si praticava il gioco del pallone. L’Orto, con le sue collezioni di piante erbacee, igrofile, di alberi da fiore, rappresenta il legame diretto con i giardini della città e del territorio.
Dall’Orto si può raggiungere l’hortus conclusus del complesso di San Micheletto che ricorda l’impianto dei giardini monastici con l’immagine votiva e i percorsi regolari dove si coltivano i frutti e le piante simboliche del culto mariano e, oltre via Elisa (il tracciato napoleonico che conduce alla porta aperta ai primi del XIX secolo), il giardino della villa Buonvisi Bottini, delimitato dal muro di cinta finestrato, con il ninfeo cinquecentesco attribuito a Bartolomeo Ammannati, incrostato di spugne, di stucchi, di emblemi marmorei che rappresenta lo scenario conclusivo della visuale prospettica della villa e rimanda alle tante testimonianze dell’architettura manierista e barocca presenti nei parchi delle ville circostanti la città. Di queste ne concentra e anticipa gli aspetti colti e raffinati che dimostrano gli stretti legami della cultura lucchese con Firenze, Roma e l’Europa.
Dalle Mura si coglie il disegno del giardino di Palazzo Pfanner (Sec. XVII), ancora oggi di proprietà della famiglia e aperto al pubblico, che affascina lo spettatore per la reciprocità delle vedute offerte sia dall’edificio, con la scenografica scalinata, sia dal giardino. Questo si sviluppa tra il Palazzo e le mura secondo un asse prospettico centrale segnato da una teoria di statue allegoriche; al centro è una vasca ottagonale sul cui bordo emergono le statue dei 4 elementi. Il percorso culmina con la facciata della limonaia, instaurando un legame con la città che trapela non solo dalla presenza delle mura nella prospettiva privata, ma anche da alcuni monumenti simbolo come il campanile di San Frediano, vero perno visuale del giardino.
Città e territorio sono uniti fisicamente e simbolicamente dal parco delle mura che fanno della città stessa un grande giardino dove la Natura trionfa su Marte – per usare un’espressione della poetica tardo settecentesca – offrendo un’eccezionale panoramica sul paesaggio urbano e sui dintorni dove monumenti e giardini segreti, chiese e ville si dispiegano nella cornice spettacolare delle monumentali quinte urbane.


Due sono le Torri simbolo della città, ambedue visitabili:
la Torre Guinigi, dalla cui sommità, ingentilita dalla presenza di secolari alberi di leccio, si può ammirare uno splendido panorama della città e della Lucchesia.
La Torre fa parte di un’imponente costruzione voluta dalla famiglia Guinigi, ricchi e potenti mercanti lucchesi del secolo XIV, ormai unica testimonianza delle oltre 250 torri che arricchivano la città in epoca medioevale.
È alta 44,25 metri, la sommità è un giardino pensile dove sono stati impiantati grossi lecci ormai secolari; è raggiungibile dopo aver salito 230 gradini.
Il panorama da quell’altezza è particolarmente suggestivo, oltre al Centro Storico, si vedono in lontananza le colline lucchesi.
La Torre delle Ore. Grazie alla sua posizione centrale (per un lato essa si affaccia su Via Fillungo, l’asse viario più importante della città), la Repubblica decise nel 1390 di affittare questa Torre per ospitarvi un orologio pubblico, al quale la Torre deve, da allora, il proprio nome.
Dopo i necessari lavori di consolidamento alla struttura si affidò la costruzione del meccanismo del nuovo orologio a Labruccio di Gilio Cerlotti, il massimo esponente dell’oreficeria lucchese del tempo. Già appartenuta alla famiglia dei Quartigiani e poi dei Cerlotti, solo nel 1471 la Torre fu acquisita dalla Repubblica dopo intricate pratiche di acquisto complicate da frammentazioni ereditarie che protrassero la trattativa per oltre 20 anni, tanto che la Torre fu rinominata dai lucchesi Torre della lite. L’aspetto attuale con le ampie arcate ai quattro lati della sommità, il quadrante in vista ad una sola lancia, la collocazione di tre diverse campane per il suono delle ore e dei quarti, risale al 1754 quando fu installato l’orologio ancora oggi funzionante, opera dell’artigiano ginevrino Louis Simon, uno dei maggiori del tempo.
L’apertura al pubblico voluta dall’Amministrazione Comunale e il recente restauro volto a garantire la sicurezza dei visitatori, mantenendo l’originale aspetto del monumento, ha regalato a cittadini e turisti un nuovo punto di vista sulla città che va ad affiancarsi alla affascinante veduta offerta dalla Torre Guinigi. Altro motivo di attrazione è sicuramente il meccanismo dell’orologio, a vista, perfettamente ripristinato, oltre che l’interessante meridiana venuta alla luce durante il recente restauro e visibile sulla sommità della Torre.
Campanili
Sono visitabili anche il campanile della cattetrale di San Martino ed il campanlile della chiesa di San Frediano.


Il borgo di Montecarlo è sorto attorno all’antica Rocca del Cerruglio nel XIV secolo, per volontà del principe Carlo IV di Boemia che dette l’incarico ad un ignoto architetto capace di far nascere ai piedi della Fortezza un impianto urbanistico che si distingueva dai coevi centri di origine feudale specialmente per le strade d’ampio respiro che si adattano in maniera perfetta all’andamento del terreno.
Per la sua strategica posizione a cavallo con la Valdinievole, infatti, questo fu un luogo ambito già dai margravi della Tuscia longobarda che in Vivinaia tennero residenza di campagna ed ospitarono in villa l’imperatore Enrico II nel 1022, il papa Benedetto IX e l’imperatore Corrado II il Salico nel 1038.
Nel corso del XII secolo divenne borgo fortificato e successivamente si organizzò in libero comune fino a cadere, durante il XV secolo, nelle mani del nemico fiorentino.
La Cittadella ebbe un ruolo determinante nei numerosi episodi di guerra in questa zona della Toscana; tra l’altro vi si attestarono per sette mesi gli ottocento Cavalieri Teutonici del duca di Brunswick che poi mossero alla conquista di Lucca il 13 aprile del 1329 e due anni dopo fu saccheggiata ed incendiata dai Fiorentini.
L’edificio della Fortezza fu poi ampliato in due riprese sia da Paolo Guinigi, signore di Lucca, che da Cosimo I de’ Medici, intorno al 1555 ed è, entrando nel borgo, il primo che si può ammirare sulla sinistra.
Essendo proprietà privata è però visitabile solo su appuntamento.
Passeggiando per le vie si resterà conquistati dal clima di distesa serenità che spira all’interno di quelle mura, dove si sono adagiati nel corso dei secoli case e palazzetti di pacifica gente la quale si è dedicata alle risorse dell’agricoltura e della vinificazione.
Al centro del paese si incontra la Chiesa Collegiata di Sant’Andrea Apostolo, ristrutturata intorno al 1780 sui disegni dell’architetto Giuseppe Vannetti da Varese.
Inoltre merita chiedere di visitare il Teatro dell’Accademia dei Rassicurati, nella cui minuscola sala settecentesca si fanno ancora musica e spettacoli (per informazioni telefonare al 0583-22371).
Nella sede sociale del Consorzio, si sbicchiera il nobile vino locale proveniente dalle Aziende e si possono fare assaggi ed acquisti.
Prima di lasciare Montecarlo -nell’incantato girovagare fra le sue antiche strade e i voltoni misteriosi – non si può mancare di fare il giro delle mura, un circuito di 850 metri con nove torri, anche se molte di esse sono mozzate: la più alta struttura difensiva dell’intera cerchia è la Torre del Belvedere che si trova dalla parte opposta di quelle dell’Apparizione (così chiamata in quanto il 24 gennaio del 1400 vi sarebbe apparsa la Madonna costringendo i nemici alla fuga) e di Santa Barbara, nella zona della Fortezza.
Se capitate nella prima settimana di settembre non potete mancare alla Mostra dei vini D.O.C. della provincia di Lucca: una vera e propria kermesse popolare enologica e gastronomica con pochi rivali in Toscana.


La Versilia è senza dubbio uno dei luoghi di mare più famosi sia in Italia che all’estero. La sua popolarità deriva da una irripetibile combinazione di caratteristiche che permettono di offrire la giusta risposta ad ogni sorta di turismo. Il paesaggio stesso è uno dei vari; 20 km di spiagge sabbiose con stabilimenti balneari di prima classe, parchi naturali e pinete, una splendida campagna ed un lago.
Dominano su tutto questo le Alpi Apuane con le loro cave di marmo che abbinate al mare creano uno spettacolo unico per bellezza
La Versilia è anche il luogo ideale per praticare lo sport. La vela ed il windsurf sono molto praticati e vi sono anche scuole specializzate nell’insegnare queste discipline. Tennis, jogging, equitazione, pattinaggio, ciclismo ed il trekking possono soddisfare i gusti di chiunque. Per il golf vi è un impianto da 18 buche nella parte nord della Versilia, a soli 2 km dal mare.
Sono comprese località dal mare ai monti quali: Viareggio, Camaiore, Pietrasanta, Forte dei Marmi, Seravezza.
Non Perdetevi una visita a posti quali: casoli il paese dei graffiti, antro del Corchia, la ex Cava Henraux a Seravezza, vedi sezione visite.
Viareggio, è una cittadina che affascina i visitatori con la sua bellezza, la sua cultura e la sua tradizione; famosa proprio per il Carnevale più conosciuto in Italia e nel mondo, nasconde molti altri luoghi di interesse che sarebbe un peccato perdersi.
Il cuore di Viareggio è la sua lunga spiaggia di sabbia fina. Con oltre 10 chilometri di costa, le spiagge viareggine offrono un luogo perfetto dove trascorrere le giornate estive tra sole e mare, con diversi stabilimenti balneari che offrono servizi completi, tra cui ombrelloni, lettini e beach bar. Se, invece, capiti a Viareggio durante una stagione più fresca, non perdere l’occasione di fare una passeggiata in riva al mare.
Per respirare l‘autentica atmosfera di Viareggio, fai una passeggiata nel suo affascinante centro storico. Le vie lastricate sono bordate da eleganti palazzi in stile liberty, testimonianza della prosperità storica della città. Non dimenticare di esplorare la Chiesa di Sant’Andrea, un capolavoro architettonico che risale al XVII secolo.
Torre del Lago Puccini, conosciuta anche come Torre del Lago affascina i visitatori con la sua combinazione unica di bellezza naturale e cultura. Situata sulle rive del suggestivo Lago di Massaciuccoli, questa cittadina costiera della Toscana offre una vista mozzafiato e una grande tranquillità. Il lago, immerso nella riserva naturale, è circondato da una ricca flora e fauna, creando un ambiente perfetto per gli amanti della natura e degli sport acquatici.

Qui è situata la villa del noto compositore Giacomo Puccini. Torre del Lago Puccini, proprio per questo, ospita ogni anno il famoso Festival Puccini, che si svolge in un affascinante teatro all’aperto situato proprio sulle sponde del lago. Gli spettacoli musicali e le rappresentazioni delle opere più famose di Puccini creano un’atmosfera emozionante, in un viaggio tra musica e are che attira ogni anno molti visitatori.
Viareggio è famosa per il suo spettacolare Carnevale, uno degli eventi più grandi e famosi d’Italia. Sicuramente, il mese del Carnevale (febbraio, di solito) è quello più interessante per visitare la città, perché consente di prendere parte agli eventi unici di questa manifestazione, come i Corsi Mascherati e le feste rionali.

Grazie al suo porto turistico ben organizzato ed equipaggiato, tra i migliori della costa occidentale, Viareggio attrae imbarcazioni lussuose da ogni parte del mondo.
Viareggio è anche il centro di cantieri nautici famosi in tutto il mondo ( tra cui Benetti Azimuth, San Lorenzo, Codecasa, Rossi, Perini Navi,…) che costruiscono Yacht si Lusso a motore (ed anche a vela) dai 30 ai 150 metri, con un importante effetto sulla economia locale.
Importanti personaggi del jet-set, dello sport, del business vengono a Viareggio per vedere progettato e varato la loro super barca.
Dal porto partone ogni giorno anche le barche dei pescatori che riforniscono di pesce fresco negozi e ristoranti.

Pietrasanta è nota anche come la Piccola Atene.
Situata ai piedi della catena delle Alpi Apuane e attraversata dalla Via Francigena, Pietrasanta è conosciuta per essere il capoluogo storico della Versilia e per la sua lunga tradizione di lavorazione artistica del marmo.
Lo stesso Michelangelo venne qui a negoziarne l’acquisto del marmo per la facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze.
Ma se non ci si è mai addentrati fra le viuzze di questa cittadina, difficilmente si riuscirà a capire la vera essenza di questo luogo. Qui, la commistione con l’arte, il senso di bellezza, la ricerca estetica non si esauriscono nella presenza di opere di alto valore artistico o architettonico, seppur presenti e di notevole prestigio.
Quello che distingue Pietrasanta è l’aria eccentrica che vi si respira.
Un laboratorio di idee e creatività frutto dell’incontro di numerosi artisti, scultori, collezionisti e personaggi del mondo dell’arte che hanno fatto di questo luogo un museo a cielo aperto, nonché meta prediletta in cui trasferirsi o trascorrere del tempo in attesa della prossima ispirazione.
A Pietrasanta ho passeggiato più volte letteralmente rapita dal susseguirsi di gallerie d’arte, gipsoteche, laboratori di ceramiche, case d’artista, esposizioni temporanee, negozi di antiquariato, boutique di alta moda e tessuti preziosissimi.
Uno stimolo visivo continuo che rapisce anche i meno interessati, tanta è l’eleganza, l’attenzione al dettaglio, la bellezza.
Camminando per le vie del centro può capitare di incontrare personaggi eclettici, artisti, intellettuali. Anche nei locali lo stupore sperimentato all’esterno si ripete: tavoli di design, alcune riproduzioni di Botero appese alle pareti, le luci soffuse che creano giochi di ombre sul soffitto, i menù stampati su carta di riso.

Compresa tra le Alpi Apuane e gli Appennini, la Valle del Serchio, che da Castelnuovo Garfagnana, scendendo giù per i terreni alluvionali, lambisce Gallicano, Coreglia, Barga, Bagni di Lucca e Borgo a Mozzano, sbocca infine a Ponte a Moriano, che è già Lucca. Si presenta come una vallata a fondo aperto e ondulato e, tutt’intorno, con una serie di valli minori che la intersecano e sempre più rapidamente salgono, sulla riva sinistra verso le montagne appenniniche, sulla destra verso le vette imbiancate di ravaneti delle Alpi Apuane. E’ un paradiso ambientale, questo paesaggio, che accosta le aspre forme alpetri con quelle più dolci collinari, e che raccoglie tra i 150 e 2000 metri di altitudine diversi tipi di coltivazioni, di boschi, di insediamenti e di vita umana, che tuttavia mantengono una complessiva unità naturale, poiché tutti i torrenti affluiscono nel Serchio, asse centrale del Bacino, affiancato dalla utilissima ferrovia e dalle Provinciali di fondovalle. A questa unità geografico economica non corrisponde tuttavia analoga unità storica.
E’ come se fossero due, le Garfagnane: la Garfagnana “estense” e la Media Val di Serchio, che include anche la Val di Lima. E questa distinzione nella tradizione locale, è tuttora viva e arricchisce lo scenario degli insediamenti umani, dei borghi fortificati, con le differenze di parlata, di usi, di folklore e d’arte. I due capoluoghi “storici” sono vicini, e quasi affiancati su rive opposte: Barga e Castelnuovo. Dopo il 1429 i Comuni dell’alta Vallata furono infatti tolti ai Lucchesi e occupati dagli Estensi. In Castelnuovo di Garfagnana ebbero sede i Governatori estensi, e tra questi il Capoluogo può vantarsi di aver ospitato il più celebre, Ludovico Ariosto. Il territorio inferiore della Valle, invece, dal suo centro principale, Barga, prese anche a definirsi come Barghigiano. Su questo versante assai popolose sono le aree collinari intorno al fondovalle, nei terrazzi fluvio-lacustri, come pure nei versanti meglio esposti, fino a 500 metri di altitudine.

Barga sorge a 410 metri nella parte media della valle, su un inclinato conoide alluvionale, tagliato in basso dal corso del Serchio. Di origine antichissima, dopo il Mille fu uno dei più forti e contesi castelli lucchesi, finchè alla metà del Trecento passò sotto il dominio Fiorentino. Si presenta nella parte alta con il suo intatto centro storico dominato dalla superba mole del celebre Duomo romanico. Nel quartiere basso di Fornaci di Barga, si è sviluppato un fiorente centro industriale e commerciale.
Castelnuovo Garfagnana, anch’esso di antica origine medioevale, a 270 metri di altitudine, sorto all’incrocio del Serchio con la Turrite, suo affluente, è centro urbano che lega e accoglie i traffici di tutti i bellissimi paesi e castelli delle valli superioru, come Castiglione, San Romano, Camporgiano, Piazza al Serchio…Sotto le Apuane, ai piedi del Paese dei cavatori di Vagli, il lago artificiale formato dall’omonima Diga idroelettrica, è divenuto un centro di attrazione e di attività sportive nella stagione estiva.
Anche la Valle della Lima fa parte del bacino idrografico del Serchio, ma costituisce per molti versi una regione a sé stante. Profonda e scavata, nella parte inferiore tra la stretta di Popiglio e la confluenza col Serchio, che resta compresa nella Provincia di Lucca, si presenta particolarmente erosa e incassata, chiusa fra contrafforti che precipitano sul tortuoso fondovalle. Aspra e brulla, nella parte alta dominano ancora grandi castagneti.
Il principale centro è Bagni di Lucca, sito a 150 metri sul livello del mare: il suo territorio coincide con quello dell’antica Vicaria di Val di Lima della Repubblica di Lucca. Ebbe origine da alcuni villaggi siti in corrispondenza delle sorgenti termali alcaline, conosciute ed usate per “bagni” e per “bevande” fino dal XII secolo. Dopo un lungo periodo di decadenza, le Terme di Bagni di Lucca risorsero a nuova vita prima per opera di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, poi di Maria Luisa di Borbone, che ne fecero la propria residenza estiva. Divenute luogo di cura e soggiorno, la frescura del suo soggiorno estivo, ne fa ancor oggi un ricercato luogo di villeggiatura.
Da segnalare una visita a posti quali: Ponte del Diavolo (Borgo a mozzano), Grotta del vento di Fornovolasco, Fortezza delle Verrucole San Romano in garfagnana, lago e parco di Vagli a Vagli di Sotto.
Lucca è una gemma, ma tutta la Toscana ha splendidi posti da visitare.
Se la durata del vostro soggiorno lo consente, vi diamo alcuni consigli per vedere anche alcuni posti fuori dall’area di Lucca, sempre con lo spirito critico di chi conosce i luoghi.
Una galleria dopo l’altra si attraversa la montagna spingendosi sino al cuore della cava Galleria Ravaccione n. 84, “luogo prediletto da Michelangelo per la qualità del marmo“. Pareti altissime che si innalzano seguendo il taglio incessante dei blocchi; stanze che si aprono una dopo l’altra
Cava Galleria Ravaccione n. 84, via Torano-Piastra, 84 – Loc. Ravaccione (Carrara)
Note:
Località Fantiscritti – Miseglia, Carrara (MS) km 60
Note:
Via dei Colli, 54100 Massa (MS)
Note:
Piccolo paese in collina, con una splendida vista delle cave di marmo e luogo dove viene prodotto il Lardo di Colonnata famoso in tutto il mondo.
Cosa fare:


Montemarcello è un borgo ligure situato nel comune di Ameglia (La Spezia). Sorge sul promontorio che divide la foce del fiume Magra dal Golfo di La Spezia, a 266 metri sul livello del mare.
Sali a questo paesino passando da Bocca di Magra; potrai godere di una splendida vista: il Magra che si getta in mare, le Alpi Apuane, l’antica Luni romana. Arrivati in cima percorri il breve sentiero che ti porta alla vista panoramica sul Golfo di La Spezia con, sullo sfondo, le isole Palmaria, Tino e Tinetto ed i loro meravigliosi tramonti. Di fatto una anteprima per il Golfo dei poeti e delle Cinque Terre.
Cosa fare:
Le Cinque Terre sono cinque caratteristici antichi borghi marinari situati in Liguria tra le città di Spezia e Genova. Si estendono su un tratto di costa frastagliato di circa 10 km e sono immerse nella natura in un territorio collinare caratterizzato da terrazzamenti di muri a secco con vigneti e oliveti.
Nel parco nazionale delle Cinque Terre i paesi di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore sono collegati fra loro da una fitta rete di sentieri e sono conosciuti nel mondo per la loro rara bellezza.
Cosa fare:
Arriva in macchina oppure in treno (Lucca-Viareggio-Spezia) alla stazione di La Spezia. Qui prendi il treno delle 5 terre, con il biglietto giornaliero puoi fermarti nei vari paesi. Puoi anche prendere una barca che collega 4 de 5 paesi (eccetto Corniglia).


Vinci è famosa per essere il luogo di origine di Leonardo Da Vinci.
Arriva in auto a Vinci.
Cosa fare:
Situata nella campagna di Pisa, è un esempio di piccolo paese che ha una gestione eccellete dei rifiuti con cui promuove l’arte; uno dei siti di smaltimento e trattamento rifiuti più grandi della Toscana che ha saputo trasformare prodotti spazzatura in energia e riqualificare l’area con eventi e concerti che prendono vita nel vicino anfiteatro ma anche grandi sculture di colore bianco che emergono con forza dalla terra.
Arriva in auto a Peccioli, parcheggia e Sali a piedi nel paese e Sali con gli ascensori.
Cosa fare:
A pochi chilometri da Peccioli (8 km e 10 minuti di auto) si trova il borgo più colorato della Toscana. Si chiama Ghizzano, con appena 350 abitanti e dal 2019 è famoso grazie alla colorata Via di Mezzo di David Tremlett (vedi Instagram).


Situata nella campagna di Pisa, Il “Teatro del Silenzio” è un anfiteatro naturale ricavato nella splendida cornice di Lajatico, nato per volontà del Maestro Andrea Bocelli
Cosa fare:
A soli 20 km da Lucca, si raggiunge in auto od in treno od i bus.
Città con una prestigiosa università, Master, Centri di ricerca in scienze, Informatica, Fisica, Medicina
Cosa fare:


A soli 60 km da Lucca, si raggiunge in auto (45 min), lasciate auto al parcheggio Guidoni vicino all’aeroporto e da qui prendete il tram di superfice che vi porta in centro.
Oppure in treno (1h 30min/ 1h 40min)
Ci sono tantissime cose da vedere a Firenze, ma anche molta confusione, per cui è sempre dolce la sera tornare al relax offerto da Lucca.