Storia di Lucca

Lucca Pre-Romana

Brocche di epoca pre-romana ritrovate a querceta

Gli Annali del più antico narratore di cose lucchesi, il domenicano Tolomeo Fiadoni vissuto fra il Duecento e il Trecento, hanno inizio dall’anno 1063 e lo stesso Sercambi (1348 – 1424) inizia dal 1164. La notizia più antica su Lucca è data da Livio da cui si sa che dopo la battaglia della Trebbia (218 a.C.), Annibale si volse verso i Liguri e il console Sempronio Longo si ritrasse a Lucca. Si è discusso se nel passo di Livio si debba leggere “Luna” o “Luca”, ma pare più probabile che il console si rifugiasse a Lucca che a Luni, località marittima indifesa e sorvegliata dalla flotta cartaginese.

Lucca è di origine ligure o etrusca? Nel territorio fra Luni e Pisa le testimonianze dell’occupazione ligure si estendono dalla Lunigiana alla Versilia, Camaiore compreso, compaiono in Val di Serchio e presso Lucca, inoltre tracce liguri si trovano in Valdinievole. Materiale etrusco è stato scoperto nell’area del Lago di Bientina, (nome probabilmente etrusco). Ciò dimostra che nel quinto sec. a. C. gli Etruschi avevano passato l’Arno a nord.

E poiché tracce etrusche restano nella toponomastica della Lunigiana, ma non sono valide nel Massese nè in Versilia, mentre non mancano nella piana lucchese, si può pensare che gli Etruschi siano penetrati nella zona che fu poi l’Agro lucchese per due vie: una dalla valle dell’Arno, l’altra dal mare risalendo fiumi quali la Magra e il Carrione; essi però non si spinsero troppo oltre verso sud a causa dello stato paludoso della zona.

Lucca, pertanto, può considerarsi in origine come sostanzialmente ligure, incalzata dalla pressione etrusca fra il quinto e il quarto sec. a.C., e recuperata poi dai Liguri sul principio del terzo sec. a.C. quando gli Etruschi furono fiaccati nella battaglia del Sentino (295 a.C.). Anche il nome Lucca avrebbe una radice celto – ligure (luk) dal significato di “luogo paduloso” e tutta la toponomastica lucchese, oltre che etimi romani e medievali, ha anche tracce etrusche e radici antichissime non determinabili etnicamente.

Nella lotta contro gli Etruschi Roma cercò di conciliarsi il favore di una parte dei Liguri, ma la maggior parte di essi rimase contraria ai Romani, pochi furono i Liguri favorevoli a Roma e fra questi gli abitanti dell’ager pisanus che comprendeva Lucca.

Nel II sec. a.C. vennero fondati due diversi tipi di colonie: le colonie di diritto latino e le colonie di diritto romano. Le colonie di diritto latino (fra le quali c’è anche Lucca), erano città indipendenti da Roma (avevano per esempio un esercito proprio e il diritto di battere moneta), ma ne erano comunque alleate, popolate da cittadini romani ed italici.

Ecco brevemente come procedevano i romani:
  • Si effettuava il taglio dei boschi, o, se necessario, la bonifica delle paludi.
  • Nel caso di presenza di un fiume, se ne regolarizzava il corso.
  • Si procedeva con la Centuriazione, cioè si costruivano le strade secondo assi tra loro ortogonali, che erano chiamati cadi e decumani.
  • Si assegnavano le terre.
  • Si iniziava la costruzione di tutti gli edifici necessari.

Le colonie di diritto romano dipendevano invece totalmente da Roma, anche perché popolate completamente da cittadini romani. Anche il territorio di Lucca prima di diventare colonia a tutti gli effetti (180 a.C.), ha subito un processo di revisione.

Il territorio restava quindi diviso in:

  • Terre divise ed assegnate (con tutte le costruzioni)
  • Terre di uso comunitario (come ad esempio i prati per il pascolo)
  • Centurie non assegnate (per una eventuale espansione della città)
  • Terre lasciate agli “indigeni”.

Lucca Romana

Anfiteatro

Per quanto riguarda la Centuriazione ecco come si realizzò nel territorio di Lucca: Il primo passo che si faceva era la costruzione delle due strade principali della città, che si incrociavano al centro di questa formando quattro angoli retti: quella che andava da Nord a Sud era detto Decumano Massimo, mentre quella che andava da Est ad Ovest era detto Cardo Massimo. In seguito venivano costruite altre strade parallele alle principali (i Cardi Decumani).

Generalmente all’incrocio delle vie più importanti (che a Lucca erano quelle che oggi sono chiamate Via Fillungo e Via Santa Croce), era situato il Foro: una piazza dove si potevano trovare templi dedicati per esempio alla Triade Capitolina.

Nella pianta antica di LUCCA si può notare che un tratto di mura non è perfettamente lineare, ma tende a curvare, a causa di un ramo del fiume; infatti il fiume Serchio un tempo si divideva in due rami: l’Auser (che era il corso principale), e l’Auserculus (il ramo secondario). Col passare degli anni il fiume ha cambiato il suo corso, e così quello che era il ramo principale, e che era causa dell’irregolarità delle mura, è scomparso, e l’altro, che è tuttora esistente e passa fuori dalle attuali mura, ha cambiato nome ed è diventato il Serchio.

Nella maggior parte della città che sono state fondate nello stesso secolo in cui è stata fondata Lucca, si possono notare tre caratteristiche:

  • Hanno tutte una pianta molto regolare.
  • Il teatro è sempre situato a ridosso delle mura: questo per sfruttare le robuste costruzioni come prospetto per tutte le scene teatrali.
  • L’anfiteatro si trova all’esterno delle mura per motivi di ordine pubblico anche per evitare eventuali occupazioni del teatro stesso in caso di battaglie o rivolte.

 

Dell’importanza di Lucca romana offrono testimonianza i resti monumentali e prima di tutto la linea delle sue mura, che numerose testimonianze di documenti medievali e recenti ritrovamenti consentono di tracciare con quasi assoluta certezza. Interessanti sono i resti di mura romane che si trovano all’interno e nei pressi della Chiesina delle Rose.

Il perimetro della cinta romana si calcola di circa 2.500 m, l’area della città 39 ettari, l’altezza delle mura otto o nove metri, la popolazione di circa 10.000 abitanti. Quattro le porte della città: il decumanus univa la porta che sarà detta di S. Gervasio (est) con la porta di S. Donato (ovest) probabilmente il cardo univa la porta di S. Frediano (nord) con la porta di S. Pietro (sud). Centro della città era il Foro, l’attuale Piazza S. Michele che é detta anche oggi, S. Michele in Foro. Nel II secolo d. C. furono costruiti l’anfiteatro fuori dalle mura e il teatro i cui resti sono visibili in Piazza S. Agostino, teatro di proporzioni modeste come tutti i teatri di provincia.

Poco si conosce degli altri edifici maggiori e la topografia di Lucca romana non consente precisazioni, solo del Battistero di S. Giovanni si è certi che poggia su fondamenta di un antico edificio e lo stesso vale per la chiesa di S. Michele in Foro. Lucca é stata un centro stradale di notevole importanza.

Resti Mura romane nella chiesina delle Rose

La via Clodia fu costruita dopo il 155 a.C. e la via Emilia nel 109.

La via Cassia, invece, collegava Roma con Firenze e da Firenze si spingeva fino a Pistoia donde da un lato raggiungeva Bologna, dall’altro aveva un raccordo con Lucca. Per la vita del Municipium, erano importanti le strade di raccordo Lucca-Pisa, Lucca-Luni (Camaiore, Pietrasanta) che andavano a ricongiungersi alla via Emilia Scaura per Luni o, più probabilmente, seguendo il tracciato dell’attuale via Sarzanese che dopo Ponte S. Pietro, volgeva a sinistra e incontrava l’Aurelia a Massaciuccoli, dove si hanno notevoli avanzi di terme e case romane e dove non é escluso che fossero le Fosse Papiriane.

Si ha traccia anche d’altre strade locali, per esempio quella per Pescia, Collodi, Marlia, Ponte a Moriano. Avanzi romani apprezzabili ha offerto il territorio di Marlia. Dalla tavola Velleiate dei tempi di Traiano si vede che il confine lucchese si estendeva fino alla provincia di Reggio, mentre Strabone ricorda Lucca per i suoi forti soldati (la popolazione lucchese conserva ancora oggi i caratteri somatici di notevole altezza e robustezza).

Ma Lucca non poteva competere per importanza di traffici nè con Luni nè con Pisa nè con Firenze, che assunse rapidamente a grande importanza sia perché essa era centro stradale cospicuo, che per il possesso di una via d’acqua quale era l’Arno che la poneva in rapida comunicazione con Pisa ed il mare.

Lucca Medioevale

Tratto di mura Medioevali

La parte più integra e preziosa di Lucca, come città d’arte, è senza dubbio quella medievale. Quasi intatte e ben conservate sono infatti le opere monumentali rimaste. Il percorso storico di questo periodo contempla le mura fortificate, le torri, case-torri, domus a vita, le chiese che caratterizzarono la vita religiosa della città. Per avere una conoscenza adeguata della sua ricchezza monumentale è però necessario risalire indietro nei secoli e ricostruire, anche se brevemente, la storia di Lucca, dopo la caduta dell’impero romano (476 d.C.), allorché si ebbe un periodo di transizione nel territorio.

Questa fase , che comunemente viene racchiusa tra l’età Tardo Antica (III-V sec.) e l’Alto Medioevo (VII-IX sec.) è caratterizzata da una grande crisi economico – politico – amministrativa, che si ripercuote in campo edilizio. Storicamente, oltre alla decadenza dell’impero, si ha l’assoggettamento a quelle che vengono definite le tribù barbariche. Lucca, che non fu certo risparmiata, fu anzi meta di varie stirpi di barbari a partire dai Goti, per passare a quella dei Longobardi dalla metà del 500 alla metà del 700, che rese la città capitale del Ducato di Tuscia. Nella parte finale della dominazione longobarda, fu proprio in quanto capitale del Ducato che Lucca si risollevò da un punto di vista economico, anche se fu poi nuovamente assoggettata dai Franchi per giungere al periodo dell’affermarsi dei Feudi e quindi della completa rinascita economica già in buone condizioni finanziarie.

Grande periodo di floridezza fu quello conseguente all’affermarsi dei Comuni su tutto il territorio e di Lucca in particolare. Ma tornando indietro nel tempo, intorno al VII secolo, dopo che Costantino nel 313 e Teodosio, poi, nel 380 diedero libertà di culto , si ebbe la fioritura di quella miriade di chiese (se ne contarono 51 nell’ambito delle mura romane tra l’VIII e il IX secolo), alcune delle quali tuttora permangono intatte in Lucca, senza aver subito una particolare ristrutturazione. La crisi politica, tuttavia, che si era creata ai tempi di Teodosio e che evolve poi nella caduta dell’impero romano, ebbe un effetto devastante sull’economia e quindi sull’edilizia.

Questo deriva dal fatto che si registrò un completo sfascio delle istituzioni politiche per effetto delle invasioni barbariche e in particolare ad opera dei Longobardi. Questo popolo, infatti, proveniente dalla Scandinavia, non aveva alcun concetto in materia di legge e politica ed era dedito a scorrerie abitudinarie, dalle quali ricavava, mediante saccheggio, i mezzi per vivere. Fu proprio durante il periodo di dominazione longobarda che l’Italia fu suddivisa in vari ducati, ad eccezione di un governo monarchico nell’Italia settentrionale dove il re aveva pieni poteri. Di tali ducati sono da ricordare quello di Spoleto ed in particolare modo di Tuscia, della quale Lucca fu messa al comando. Il palazzo ducale fu costruito all’esterno di quelle che erano le mura romane, in prossimità di Piazzale Verdi. Nell’area invece ad Est dell’attuale Piazza Napoleone fu fatto costruire il palazzo del re, da cui Lucca era comunque dipendente. Per questa coesistenza di due centri politici diversi Lucca diventò città policentrica, mutando radicalmente la struttura centripeta, intorno al Foro , dell’epoca romana.

Successivamente, l’affermarsi del cristianesimo, dopo l’operato del vescovo Frediano e la conversione dei Longobardi, determinò la nascita di uno stretto rapporto fra ducato e diocesi, che produsse il fiorire di imponenti fondazioni ecclesiastiche e nel contempo il massimo fulgore politico ed economico della città di Lucca. Dentro le mura, oltre alle chiese, si snodavano i vicoli e le corti, che erano dotate di portone ad ogni ingresso. All’esterno, invece si vennero a formare le prime tre vie che furono dette “rughe di S. Frediano”: una parte di Via Fillungo, Via Fontana e Via Anguillara. Il cardine massimo, proprio dove si trovava la porta delle mura romane, fece una deviazione. Nell’alto Medioevo si formarono, infatti, dei borghi intorno alla chiesa di San Frediano, intorno ai ruderi dell’Anfiteatro romano e intorno alla Chiesa di San Pietro in Somaldi.

Con il crearsi di questi centri di attrazione della vita quotidiana, una delle tre rughe divenne la via principale, che separava il borgo di San Frediano da quello di San Pietro in Somaldi e dell’Anfiteatro che si trovavano rispettivamente a Nord e a Sud. Inoltre la chiesa di San Frediano, mentre prima aveva la facciata rivolta verso l’esterno della città, in epoca medioevale, con lo sviluppo dei borghi, ebbe la facciata invertita nella sua posizione, nel senso che questa venne ad occupare il posto dell’abside. Questo dovuto anche al fatto che tra il 1050 e il 1200 si vennero a costruire le mura medievali che bloccarono lo sviluppo della vita nel nord della città. In periodo comunale la città vide il fiorire dei commerci, la seta in particolare (seguendo il percorso della Via Francigena) e dell’edilizia cittadina, con la nascita di torri, case – torri, domus a vita, che ancora oggi si possono ammirare in tutta la loro bellezza architettonica. Positivamente influì successivamente anche la dominazione di Castruccio Castracani e la signoria di Paolo Guinigi, durante le quali Lucca raggiunse il suo massimo splendore.

Chiesa di San Frediano Lucca

Le Mura di Lucca, costruite tra la metà del Cinquecento e i primi decenni del XVII secolo, rappresentano un sistema fortificato che si è mantenuto integro fino a oggi con la continuità della cortina in laterizio dalla quale emergono alcuni tratti del paramento lapideo della cinta medievale, i baluardi protesi verso l’esterno a memoria del sistema di fiancheggiamento del tiro, le porte con le immagini devozionali, le casermette, gli spalti, i fossati, le sortite, le possenti alberature in sommità delle quali filtrano le emergenze turrite delle torri e dei campanili. Passate attraverso il processo di trasformazione della città, hanno con essa formato un insieme inscindibile.

La loro particolare caratteristica di fortificazioni “alla moderna”, con spalti esterni e terrapieni erbosi ha favorito la conversione del complesso in un avvolgente parco urbano.

Le stesse alberature, piantate fin dall’epoca della costruzione della struttura militare a scopi strategico – funzionali, sono state sostituite con piante dalle ampie fronde per ombreggiare la passeggiata. E se la città rinascimentale condivideva con le altre città fortificate europee un sistema difensivo bastionato sormontato da una fitta cortina arborea, a Lucca questo sistema ha mantenuto inalterato il carattere di “sistema” organico con la città e in stretto dialogo con il territorio, con quella “città di ville” che si dispiega nella corona collinare formando un fitto tessuto di architetture e giardini. Si può percorrere l’arborato cerchio osservando la città dall’alto, capirne meglio il disegno, individuare i monumenti per poi raggiungere il cuore cittadino attraverso le tante discese che si incontrano lungo il percorso.

Le Mura

Tratto tra Baluardo San Regolo e
Baluardo San Colombano

I Guinigi

Torre Guinigi

La famiglia Guinigi, che vantava remote origini feudali, fa la sua comparsa nelle carte lucchesi a partire dall’undicesimo secolo, quando inizia a consolidare la sua fortuna economica dovuta ai traffici e all’attività del banco. Ciò che l’ha resa celebre tra le casate cittadine, al punto che il suo nome è indissolubilmente legato a quello di Lucca, è l’averne segnato la storia nell’ultima parte del Trecento e nell’iniziale trentennio del Quattrocento: prima con Francesco di Lazzaro, il ‘padre della Patria’, responsabile della riforma in senso democratico della liberata repubblica, e poi con Paolo, al contrario conculcatore delle libertà lucchesi, e signore della città dal 1400 al 1430. Il suo dominio coincise con una stagione di rilevante fioritura artistica e con una generale qualificazione del gusto e della moda, all’altezza degli standard delle più ricercate corti italiane e d’oltralpe.

Sono esempi dell’alta committenza di questo periodo la splendida croce d’argento dorato, conservata nel Museo dell’Opera del Duomo, lavoro dell’orafo piacentino Vincenzo di Michele e detta tradizionalmente ‘dei Pisani’, nonchè la villa suburbana del signore, oggi sede del Museo Nazionale di Villa Guinigi.

L’edificio che bene rappresenta il segno della magnificenza che il Guinigi volle imprimere al suo governo, venne iniziato dopo il 1412 e la sua costruzione, che finì per impegnare anche oltre cento uomini al giorno, non era ancora giunta a termine nel 1420, quando peraltro ospitava la grandiosa festa per le nozze di Paolo con la quarta moglie.

Ma l’opera che meglio caratterizza la raffinata temperie della signoria è il celeberrimo monumento della seconda moglie del Guinigi, Ilaria del Carretto, opera di Jacopo della Quercia.

La scultura, tra le più importanti del Quattrocento italiano, fu collocata fin dall’origine nella Cattedrale, nei pressi di un altare di patronato della famiglia, posto nel transetto sud. La figura della giovane donna, rapita alla vita a soli ventisei anni, ricorda per l’altezza del rilievo e la centralità della posa sculture funerarie francesi, ma nella epica serie dei putti del basamento l’artista ha avuto certamente presenti sarcofagi romani di epoca adrianea ed analoghi manufatti di produzione attica. Il monumento che forse non accolse mai il corpo di Ilaria, seppellita nella cappella familiare di S. Francesco, fu ultimato certamente quando il Guinigi si era risposato, e ciò è spiegabile con la devozione nutrita da questi verso la memoria della madre del suo primogenito ed erede designato alla signoria.

Al Trecento appartengono invece i due palazzi guinigiani che si affrontano nella via intitolata alla famiglia, uno dei quali è sovrastato dalla solenne, celebre torre coronata di lecci, attualmente meta obbligata di chi visita Lucca.

La grande casa, edificata prima del 1376 dai fratelli Dino, Lazzaro e Jacopo Guinigi, occupa, insieme all’altra residenza familiare, costruita dai fratelli Francesco, Nicolao e Michele, un posto di rilievo nell’ambito dell’architettura civile toscana di epoca tardogotica. Tale è infatti l’effetto di imponenza e al tempo stesso di leggerezza che all’edificio conferiscono le ariose trifore e tetrafore dagli esili colonnini. L’ornamentazione esterna ha anch’essa la funzione di attenuare la severità dell’insieme: ghiere in cotto cesellato, capitelli lavorati con motivi vegetali o con la figura umana, arpioni da cavallo in ferro battuto.

"Ilaria Del Carretto" di Jacopo Della Quercia

All’inizio del XIX secolo, a Lucca, si avvia un processo di trasformazione che continuerà fino alla metà dell’Ottocento, e l’assetto funzionale e formale della città è oggetto di notevoli modifiche. Dopo il periodo della Repubblica Democratica (dal 1801 al 1805) Napoleone istituisce il Principato di Lucca (1805-1814) alla guida del quale nomina Felice Baciocchi e la moglie Elisa Bonaparte, ma sarà, di fatto, Elisa a governare il nuovo stato e, nel 1808, assumerà anche funzione e titolo di Granduchessa di Toscana. La vivace, attiva e intelligente sorella dell’Imperatore, intraprende un programma di notevole respiro che investe la città antica e tutto il territorio lucchese per renderlo competitivo e all’altezza delle grandi città europee, secondo criteri di grande lungimiranza e applicando inusitati concetti di programmazione integrata dei vari settori di intervento; tant’è che anche dopo la sua partenza da Lucca (1814) la validità della sua opera e la sostanziale continuità di molte iniziative perdura durante il ducato borbonico (1817-1847).

Per la prima volta nella sua storia, Lucca, assume la funzione di città capitale, nel significato moderno del termine, quale centro (caput) delle attività politiche, amministrative e direzionali di un territorio. L’antico Palazzo Pubblico assume la funzione di reggia, la cui facciata si aprirà sulla nuova piazza Napoleone ottenuta (1806) con la demolizione di un intero isolato urbano; si aprono nuove prospettive e rapporti visivi tra significative parti urbane che assumono un nuovo ruolo funzionale; si raddrizzano e si ampliano strade (le strade postali); viene aperta, nelle mura, la nuova porta “Elisa” (1809) per collegare la capitale con la parte orientale del territorio, verso Firenze; le mura perdono la funzione di “fortezza” per assumere quella di “parco”; prende il via una serie numerosa di lavori di pubblica utilità e di “abbellimento”; si avviano gli studi per un nuovo acquedotto per fornire d’acqua la città che era ancora affidata ad un sistema di pozzi; vengono iniziate una serie di opere per l’equilibrio idraulico della piana di Lucca creando una rete di canali e bonificando terreni paludosi. Importanti furono i lavori per la costruzione di argini del fiume Serchio che, con le sue piene, minacciava costantemente città e sobborghi.

Ma Elisa non si occupa solo di urbanistica e lavori pubblici e intraprende un radicale riassetto istituzionale e legislativo che investe numerosi settori. Se da una parte vengono soppresse corporazioni religiose e si incamerano i beni ecclesiastici, dall’altra si fondano istituti di istruzione maschili e femminili; viene imposta una vera e propria politica per i beni culturali; si dà nuovo impulso alle arti; viene istituita la “Biblioteca Pubblica”; si promuovono iniziative per l’agricoltura e il commercio.

Elisa fu salutata presto come un “mito” e gli storici contemporanei ne commenteranno l’opera con senso di riconoscenza richiamando le parole che furono formulate al momento dell’insediamento: “governare colla sola vista dell’interesse e della felicità del popolo lucchese”

Elisa Bonaparte

Ritratto